Nessun Gatto Deve Morire

Ci sono animali che fanno rumore. E poi ce ne sono altri che non si fanno notare, ma arrivano sempre un attimo prima che succeda qualcosa.
Stracchino appartiene alla seconda categoria.
Non è il gatto che sale sulle spalle.
Non è quello che miagola per farsi guardare.
Non è quello che "fa simpatia" a tutti.
È quello che resta fermo, osserva, e quando si muove… c'è sempre un motivo.
"Nessun Gatto Deve Morire" racconta una storia particolare.
Una di quelle che non cercano l'effetto speciale, ma che ti mettono addosso una sensazione difficile da spiegare.
È un romanzo, sì.
Ma nasce da episodi reali, da situazioni che l'autore ha vissuto o osservato davvero, e che nel libro diventano racconto.
Stracchino sembra percepire il pericolo prima degli esseri umani.
Non interviene in modo spettacolare.
Non salva "in scena".
Fa qualcosa di più sottile.
Si piazza nel punto giusto.
Attira l'attenzione dove non dovrebbe esserci.
Sposta equilibri che stanno per rompersi.
Nel libro succedono cose strane, ma mai gratuite.
Luoghi che improvvisamente cambiano atmosfera.
Strade che sembrano "trattenere il respiro".
Persone che fanno del male lontano dagli sguardi… e che qualcuno, silenziosamente, inizia a osservare.
Accanto a Stracchino c'è Kira, una giovane gatta nera.
Non è una spalla narrativa.
È l'inizio di qualcosa che cresce.
Perché a un certo punto non c'è più solo un guardiano.
E la città inizia a reagire, anche senza capirne il motivo.
Questo non è un libro "solo per chi ama i gatti".
È una storia che parla di attenzione.
Di segnali ignorati.
Di come spesso il male nasca in silenzio, molto prima di diventare evidente.
E di come, a volte, basti una presenza discreta per cambiare il corso degli eventi.
Se senti che certi incontri non sono casuali.
Se pensi che alcune creature vedano cose che noi non vogliamo vedere.
Se ami le storie che restano addosso anche dopo l'ultima pagina…
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